Così do il benvenuto a questa sezione, riassumendo dove tutto è iniziato e si è svolto lo scorso anno.
Riporterò 5 percorsi, già presenti su Instagram, ognuno con la sua galleria immagini e riflessione annessa.
Un piccolo viaggio nel prequel di quelle che spero potranno essere tante altre avventure. Causa quarantena, per adesso, posso solo limitarmi a questo.
ENJOY!
TREKKING PT.2
- Itinerario: Lucca – Vorno – Monte Zano
Quando solo dopo essere sceso, capisci dove eri arrivato.
Di nuovo gambe in spalla, Le Parole d’Oro e la Via degli Acquedotti che collega Lucca a Pisa mi avevano incuriosita troppo per non prendere e andare.
Ho scoperto un posto magico immerso nel verde, mi sarei realmente aspettata di veder spuntare un folletto o uno gnomo da quelle piccole cisterne. Probabilmente anche un Hobbit, per stare al completo. La mia età cerebrale si è abbassata ai 5 anni, normalmente riesco ad arrivare ai 7, ed ho lasciato che l’atmosfera mi regalasse tutta la sua magia.
L’arrivo a Vorno non è stato faticoso, tranne un passaggio nelle fresche frasche, segnalato CAI, ma tenuto malissimo. Ho anche assistito ad una gatta che, dopo aver partorito tra le radici di un albero, stava portando i cuccioli al sicuro. Mi ha un po’ (molto) riempito il cuore.
Il Monte Zano non era una tappa prevista, è stato scoperto sul posto, visto che nemmeno su Google Maps è segnalato, al contrario del sentiero perfettamente percorribile. Perfettamente, non facilmente. Sarà stata la stanchezza, il fatto che la mattinata era già passata camminando, ma una volta arrivati in cima abbiamo solamente pensato a decedere per terra e rifocillarci.
Non sono riuscita a godere del panorama e del traguardo raggiunto cosi come avevo fatto per la prima tappa o per il Monte Verruca. Me ne sono resa conto quando, nel momento in cui abbiamo preso il bus per tornare a Lucca, guardandomi indietro ho pensato “io ero li“. Io ero li, ma non mi sono portata dietro nessuna sensazione dalla cima, come se quasi non l’avessi vissuta, però io ero li.
Penso capiti anche nella vita, molte volte ci si affanna a raggiungere traguardi per la propria soddisfazione personale, ci si aspetta di arrivare alla fine ed esserne gratificati. Troppo spesso invece, una volta raggiunto il traguardo, si è passato cosi tanto tempo a rincorrerlo, a farsi in quattro, ad inciampare e rialzarsi, che una volta lì si è cosi stanchi da non riuscire nemmeno ad esserne felici. La gratificazione non arriva, ma solo un senso di vuoto dato dal “finalmente è finita”. Eppure c’è stato cosi tanto impegno.
Solo quando osservi dal basso ti rendi conto che lì dove volevi ci sei arrivato, che forse dietro non ti sei portato nulla, ma ci sei arrivato. Ed un po’ ti penti per non esserti goduto di più la salita e l’arrivo, ma allo stesso tempo pensi che se lo hai fatto una volta, puoi rifarlo, puoi riprovarci, e stavolta correggere il tiro.
E va tutto cosi, a salite e discese, ed alla montagna che mi fa pensare a queste cose e per questo ad ogni post sul trekking probabilmente vi sorbirete un pippone.